This HTML5 document contains 34 embedded RDF statements represented using HTML+Microdata notation.

The embedded RDF content will be recognized by any processor of HTML5 Microdata.

PrefixNamespace IRI
n3http://purl.org/dc/terms/
n5http://id.loc.gov/ontologies/bibframe/
n11http://dati.cdec.it/lod/shoah/place/Viggiu_(VA)
n7http://dati.cdec.it/lod/shoah/contribution/
n19http://digital-library.cdec.it/cdec-web/audiovideo/detail/IT-CDEC-AV0001-000092/
dchttp://purl.org/dc/elements/1.1/
skoshttp://www.w3.org/2004/02/skos/core#
n16http://dati.cdec.it/lod/shoah/archivalInstance/
rdfshttp://www.w3.org/2000/01/rdf-schema#
n18http://dati.cdec.it/lod/shoah/language/
n9http://dati.cdec.it/lod/shoah/bfInstance/
n14http://purl.org/ontology/bibo/
n15https://w3id.org/arco/ontology/context-description/
n2http://dati.cdec.it/lod/shoah/movingImage/
n10http://dati.cdec.it/lod/shoah/place/
rdfhttp://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#
n6http://dati.cdec.it/lod/shoah/genreForm/
n17https://dati.beniculturali.it/cis/
n4http://dati.cdec.it/lod/shoah/person/
xsdhhttp://www.w3.org/2001/XMLSchema#
Subject Item
n2:IT-CDEC-AV0001-000092
rdf:type
n5:MovingImage n15:FilmDocumentation n17:CulturalHeritageObject
rdfs:label
Liliana Segre
dc:title
Liliana Segre
n3:tableOfContents
1 - Orfana di madre 2 - San Vittore e il vestitino di lana celeste 3 - Giulio Ravenna 4 - La coscienza di essere ebrea 5 - Il bombardamento su Milano del '42 6 - L'orologio di Auschwitz 7 - Gli sputi della Hitlerjuden 8 - 'Blocksperre': 'chiudere le baracche' 9 - La fabbrica Union 10 - La 'Marcia della morte' 11 - Ravensbruck-Merzdorf 12 - Luciana Sacerdote 13 - Il nome al posto del numero
dc:date
1995 set. 21 - 1995 ott. 02
dc:type
non fiction
n3:isReferencedBy
n19:
n3:abstract
<p>Intervista realizzata il 21 settembre 1995 all'interno del carcere di San Vittore (MI) da Liliana Picciotto, nell'ambito del progetto "Intervista alla storia" (vedi scheda relativa) Figlia di Alberto Segre e Lucia Foligno, Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre 1930, figlia unica rimasta a pochi mesi senza mamma e cresciuta con il padre a casa dei nonni. Dopo un tentativo di fuga in Svizzera fallito, lei e il padre vengono portati, dopo Como e Varese, al carcere di San Vittore, dove occupano la stessa cella. È nel carcere di San Vittore che un giorno sceglierà da un mucchio di vestiti portato da una SS il "vestitino di lana azzurro" con cui giungerà a Auschwitz-Birkenau. Di famigilia sostanzialmente agnostica, Liliana si rende conto per la prima volta di essere una bambina ebrea quando nell'estate del 1938 le spiegano che non può più andare a scuola e anche la ditta di tessuti di famiglia è costretta di fatto a chiudere. Quando nel '42 cominciano i bombardamenti su MIlano, sfolla con il padre a Inverigo, in Brianza. Il 6 febbraio, dopo un viaggio iniziato il 30 di gennaio, Liliana giunge a Auschwitz, e la cosa che le è rimasta impressa è "il grande orologio della stazione", che per quasi tutti i deportati "scandiva quella che fu l'ora della morte". Quando al campo sente i primi racconti su camere a gas e forni crematori pensa che chi sta parlando sia impazzito. Liliana ricorda che quando uscivano dal campo per andare a lavorare in una fabbrica vicina erano accompagnate da un'orchestra e dovevano cantare canzoni allegre, anche se allegre certo non erano, e a volte incrociavano adolescenti della Hitlerjuden che le coprivano di sputi. Quindi racconta delle selezioni, alcuni episodi che riguardano la fabbrica di munizioni Union, della terribile 'Marcia della morte' di fine gennaio del '45, a seguito dell'evacuazione del campo, E ancora, ricorda Ravensbruck, Merzdorf. In quest'ultimo campo vedrà il comandante mettersi in borghese e liberarsi dalla pistola alla notizia dell'arrivo imminente di russi e americani, e sentirà il terribile impulso a raccogliere quell'arma da terra e vendicarsi, ma l'educazione, l'etica trasmessa da suo padre avrà il sopravvento. Arrivata a Bolzano dopo la liberazione e invitata a scrivere il proprio nome su un elenco della Croce Rossa, Liliana riesce a scrivere il suo nome e sente di non essere più il numero 75190 che le hanno tatuato sul braccio.</p>
skos:altLabel
Intervista a Liliana Segre al carcere San Vittore a Milano e a casa
n3:isPartOf
n16:IT-CDEC-AV0001-000005
n3:subject
n4:8869 n4:7664 n10:Varese n11: n10:Merzdorf n10:Auschwitz n10:Macugnaga n10:Milano n4:7639 n4:7100 n10:Como n10:Auschwitz_Birkenau
n14:status
finito
n5:contribution
n7:IT-CDEC-AV0001-000092_1_mc n7:IT-CDEC-AV0001-000092_2_sp n7:IT-CDEC-AV0001-000092_3_sp n7:IT-CDEC-AV0001-000092_1_mp n7:IT-CDEC-AV0001-000092_1_sp n7:IT-CDEC-AV0001-000092_4_sp
n5:genreForm
n6:videointervista
n5:hasInstance
n9:IT-CDEC-AV0001-000092
n5:language
n18:italiana