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Leone Sabatello
dc:title
Leone Sabatello
n4:tableOfContents
1 - Aggressioni antisemite2 - I tedeschi all'alba3 - Deportazione a Auschwitz4 - 158.6215 - La miniera di Jawiszowice6 - Buchenwald7 - I russi8 - Il ritorno a Roma9 - Intervento della moglie Rina
dc:date
1996 giu. 22
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non fiction
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n5:
n4:abstract
<p>Intervista realizzata il 22 giugno 1996 a Roma da Marcello Pezzetti, nell'ambito del progetto "Intervista alla storia" (vedi scheda relativa) Leone Sabatello è nato a Roma il 18 marzo 1927, da Alberto Abramo e Celeste Tagliacozzo. La famiglia, ebrea e romana da tante generazioni, era composta da due fratelli e cinque sorelle, tutte decedute nel campo di sterminio. Nell'adolescenza non sono mancati episodi di violenza antisemita: una volta non gli hanno permesso di entrare in un cinema; un'altra ha assistito all'aggressione del fratello per mano di fascisti. Poi la situazione precipita, una mattina si presentano a casa i tedeschi e la famiglia viene portata al Collegio Militare, quindi caricata sui carri bestiame piombati e deportata a Auschwitz. Leone viene immatricolato con il numero 158.621, che deve imparare in tedesco, pena una scarica di botte e frustate. Dopo la consueta quarantena, viene spedito a Jawiszowice per lavorare in miniera. Come altri, ricorda che la selezione per decidere chi doveva vivere e chi morire, chi era più deperito, i nazisti la facevano spesso osservando le natiche dei prigionieri. Trasferito a Buchenwald, Leone lavora in una fabbrica dove costruiscono siluri e viene liberato che pesa meno di quaranta chili, a Elisdorf, vicino a Berlino. Oggi Leone prova ancora fastidio a sentire parlare il tedesco, una lingua che ha imparato per tentare di sopravvivere. Rientrato a Roma trova comunque la forza per sposarsi con Rina, che interviene nell'ultima parte dell'intervista, e mettere al mondo dei figli.</p>
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Intervista a Leone Sabatello
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