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Rachele Levi
dc:title
Rachele Levi
n4:tableOfContents
1 - Dati anagrafici suoi e della famiglia di origine 2 - La vita a Rodi e il lavoro 3 - Le leggi del '38 4 - La famiglia sfollata fuori la città di Rodi 5 - Il ricordo degli arresti 6 - Il trasferimento in nave ad Atene 7 - La deportazione 8 - La liberazione e il rientro a Milano
dc:date
1995 giu. 15
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non fiction
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n15:
n4:abstract
<p><br />L'intervista a Rachele Levi è stata realizzata il 15/06/1995 a Milano da Liliana Picciotto, nell'ambito del progetto "Interviste alla storia" (v. scheda relativa).<br /><br />Rachele Levi nasce a Rodi il 15/01/1920 da Sadik Levi e Maria Capelluto. Racconta della vita a Rodi, dei rapporti buoni con gli italiani e con i fascisti fino al 1938. Da questa data le relazioni cambiano. Parla del suo lavoro di capo cassiera, del fratello maggiore  Mosè Levi, che ha combattuto in Spagna al fianco dei fascisti e che , tornato a Rodi, scappa a Tangeri via nave con altri ebrei, dopo il '38. Ricorda il bombardamento del porto di Rodi da parte degli inglesi e di conseguenza del quartiere ebraico, vicino al porto, la famiglia che lascia la città e si rifugia nell'interno, i suoi spostamenti in bicicletta per andare al lavoro. Rachele ricorda gli uomini ebrei arrestati e portati alla caserma Regina Elena di Rodi, la richiesta di oro e argento fatta alle donne. Il racconto di Rachele sul suo arresto, quello della madre e della sorella si fa confuso, sovrappone episodi di vita a Rodi, con episodi di vita al campo di Auschwitz Birkenau. La deportazione verso la Polonia avviene via nave fino ad Atene, in treno da Atene ad Auschwitz. Descrive l'arrivo al campo, la separazione dai familiari, l'umiliazione della rasatura e della immatricolazione, la percezione delle camere a gas e dei forni crematori.</p>
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Intervista a Rachele Levi
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