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Leone Di Veroli
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Leone Di Veroli
n3:tableOfContents
1 - La famiglia2 - L'infanzia a Roma3 - La scuola4 - Le leggi del ' 38 e le nuove difficoltà5 - ll 16 Ottobre '43: la cattura del padre e delle sorelle6 - La vita a Roma dopo il 16 ottobre7 - L'arresto a fine Marzo '448 - Il trasferimento a Fossoli e la vita al campo9 - La deportazione10 - L'arrivo ad Auschwitz-Birkenau11 - La vita e il lavoro ad Auschwitz12 - La consapevolezza delle camere a gas e dei forni crematori13 - Il trasferimento a Furstengrube: la box e il lavoro14 - Il trasferimento a Dora-Mittelbau15 - Il trasferimento a Bergen Belsen16 - La liberazione del campo e la vita nel campo liberato17 - Il ritorno in Italia a Roma18 - L'incontro con i familiari19 - Le difficoltà di inserimento20 - La famiglia e il lavoro
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1995 set. 14
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non fiction
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n19:
n3:abstract
<p>L'intervista a Leone Di Veroli è stata realizzata il 14/09/1995 a Roma da Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto Fargion, nell'ambito del progetto "Interviste alla storia" (v. scheda relativa).<br /><br /><br />Leone Di Veroli nasce a Roma il 05/04/1927 da Donato Di Veroli e Letizia Di Tivoli in Via Portico Di Ottavia. In famiglia i figli sono dieci, Rosa, Mario, Davide, Leone, Giacomo, Cesare, Giuditta, Celeste, Fiorella e Bruno. Il padre ha un negozio e lavora con la vendita di stracci e metalli, la madre è casalinga: la famiglia vive in ristrettezze economiche, ma con decoro, sono religiosi osservanti. Frequenta la scuola pubblica fino alla quinta elementare. A causa delle lleggi antiebraiche del '38 il padre perde la licenza del negozio, ma continua a lavorare illegalmente; anche Leone e i suoi fratelli si arrangiano con varie occupazioni per dare sostegno alla famiglia. Il 16 ottobre del '43  durante il rastrellamento Leone scappa, si nasconde e quando torna a casa scopre che il padre, il nonno e le sorelle sono stati presi dai tedeschi. La madre e gli altri fratelli, ospitati da amici, evitano la cattura. Leone ricorda alcuni episodi di vita durante la clandestinità. A fine marzo '44 è arrestato mentre va a trovare un amico ed è portato a Piazza Farnese al comando della PAI (Polizia Africa Italiana). Da qui con altri prigionieri va a Regina Coeli. Viene in seguito trasferito al campo di Fossoli dove resta circa un mese. Descrive Fossoli e la vita all'interno del campo. Qui incontra il fratello Davide, arrestato mentre andava in treno a Firenze. Il 16 maggio 1944 inzia la deportazione. Descrive la condizione dei vagoni e il viaggio verso la Polonia. Arriva ad Auschwitz di notte. Quando il mattino dopo sono fatti scendere, ha luogo la prima selezione. Ricorda le difficoltà di comprensione della lingua. I primi giorni sono tutti ammutoliti, cercano di capire la situazione in cui si trovano; da altri prigionieri cominciano ad avere informazioni sulle condizioni reali del campo di concentramento. Leone descrive la permanenza di 4 mesi al campo di Auschwitz-Birkenau, le condizioni igieniche estreme, il rito degli appelli, il lavoro nei campi, la consapevolezza dell'esistenza delle camere a gas e dei forni crematori. Durante una delle sue mansioni entra nell'area interdetta e qui vede i cumuli di cadaveri e tra questi dice di riconoscere alcune persone. In seguito viene trasferito al campo di Furstengrube; qui insieme ad alcuni compagni si spaccia per boxeur e viene assegnato al lavoro in segheria al quale alterna i combattimenti sul ring contro gli altri prigionieri. Da Furstengrube Leone è trasferito al campo di Dora-Mittelbau a lavorare nella fabbrica sotterranea dei missili V1 e V2. Evacuato da Dora Mittelbau arriva dopo un lungo viaggio in treno sui vagoni scoperti al campo di Bergen Belsen. Qui è liberato dall'esercito britannico. Dopo un periodo di riabilitazione Leone rientra in Italia e ricorda le difficoltà di inserimento a Roma.</p>
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Intervista a Leone Di Veroli
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