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Lello Di Segni
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Lello Di Segni
n4:tableOfContents
1 - La famiglia 2 - La vita a Roma 3 - 1938: l'impatto delle leggi razziali 4 - La taglia dell'oro e la presenza dell'esercito tedesco 5 - Il 16 Ottobre 1943 e il rastrellamento del ghetto 6 - La deportazione 7 - L'arrivo ad Auschwitz e la separazione dai familiari 8 - La separazione dal padre inviato alle miniere di carbone in alta Slesia 9 - Il lavoro nel campo di Varsavia 10 - La pressione dell'avanzata sovietica 11 - Il trasferimento ad Allach-Dachau 12 - Il lavoro e la vita al campo 13 - La liberazione di Dachau 14 - Il ritorno in Italia e la sosta a Milano 15 - Rintracciato dallo zio materno rientra a Roma 16 - La riunificazione con il padre Cesare sopravvissuto 17 - La difficoltà del ricordo e la nuova vita a Roma
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1995 ott. 13
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non fiction
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n13:
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<p>L'intervista a Lello Di Segni è stata realizzata il 13/10/1995 a Roma da Marcello Pezzetti, nell'ambito del progetto "Interviste alla storia" (v. scheda relativa).<br /><br />Lello Di Segni nasce a Roma il 4 novembre 1926 da Cesare Di Segni ed Enrichetta Zarfati, primogenito di 4 figli, Angelo, Mario e Graziella. La famiglia vive a Roma in Via Portico d'Ottavia. Il padre è venditore ambulante di abbigliamento, mentre la madre è casalinga. Le condizioni economiche della famiglia sono al limite della sopravvivenza e Lello aiuta con lavori occasionali. Sono religiosi, osservano le regole alimentari e le ricorrenze. Lello frequenta la scuola mista fino all'introduzione delle leggi razziali del' 38: di quel periodo ricorda le prime aggressioni da parte dei compagni non ebrei e la successiva espulsione dalla scuola. Il padre perde la licenza e si trova costretto a vivere di espedienti. La sera prima del 16 Ottobre '43 Lello racconta gli episodi di mitragliamenti contro le case per intimorire la gente e costringerla a restare in casa. La mattina dopo inizia il rastrellamento: la famiglia è condotta al carcere di Regina Coeli. Dopo alcuni giorni inizia il viaggio di deportazione verso la Polonia. All'arrivo ad Auschwitz-Birkenau avviene la separazione dalla madre e dai fratelli minori: Lello e il padre sono selezionati per il lavoro convinti di rivedere i familiari alla sera. Altri prigionieri polacchi spiegano a Lello e ai suoi compagni la realtà dei fatti,  loro non vogliono credere alle camere a gas e ai forni crematori, si scatenano zuffe.<br />Per circa 30 giorni Lello e il padre restano al campo, sono immatricolati poi vengono separati: il padre è inviato in Alta Slesia alle miniere di carbone, Lello al ghetto di Varsavia a rimuovere macerie e liberare le strade per undici mesi. Lello parla anche del lavoro di costruzione di forni e camere a gas nel campo di Varsavia, ma è confuso nel ricordo. Con l'avanzata del fronte sovietico, Lello è trasferito in treno al campo di Allach sottocampo di Dachau e poi a Dachau, dove è liberato dagli americani. Al rientro in Italia preferisce fermarsi a Milano per un po' di tempo: qui è raggiunto da uno zio che lo riporta a Roma;  dopo qualche tempo ritornerà anche il padre.</p>
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Intervista a Lello Di Segni
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