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Umberto Basevi
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1992 feb. 06
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<p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE </xml><![endif]--></p> <p>L'intervista è stata registrata a Verona.</p> <p>Umberto Basevi nacque a Verona il 27 gennaio 1924 da Guido Basevi, ebreo, e Amelia Tessari, cattolica. Ebbe quattro sorelle: Gabriella, Rita, Ivonne e Armanda. La famiglia frequentò la comunità ebraica della città e, durante i primi anni '30, ospitò ebrei profughi dall'Europa centrale in fuga dalla persecuzione nazista. A causa delle leggi razziali del 1938, Umberto, che frequentava un istituto tecnico pubblico, fu cacciato dalla scuola; si spostò per un anno e mezzo a Venezia dove s'iscrisse ad un istituto privato per continuare gli studi. In seguito, a causa di una nuova legge, venne espulso di nuovo e si trasferì a Milano per frequentare le neonate scuole ebraiche. Nel 1942 venne precettato insieme a due delle sorelle: Umberto lavorò come spazzino per il comune di Verona, la sorella Rita fu impiegata come operaia in una fabbrica di scatole e Armanda in una di matite e penne. La famiglia Basevi venne avvertita da un conoscente che lavorava in comune dove le SS. avevano ritirato i registri con i nomi degli ebrei veronesi. Pensando di dare meno nell'occhio si divisero: due sorelle raggiunsero Arona mentre il resto della famiglia si trasferì in un piccolo paese di montagna. Qui, rimasero nascosti sino a quando nel paese la loro identità venne scoperta. Umberto ed il padre vennero allora ospitati dal parroco della zona don Giuseppe Pasquotto, mentre la madre e la sorella si trasferirono in un paese vicino. Più avanti poterono vivere di nuovo riuniti presso una certa famiglia Gaspari che li ospitò. Qui rimasero sino alla fine della guerra. Il 26 aprile 1945 la famiglia tornò a Verona. Nei mesi seguenti Umberto apprese diversi fatti successi nella zona: lo zio Tullio Basevi era stato arrestato insieme ad altri clandestini presso il nascondiglio nella propria casa e deportato a Flossenburg da cui non fece ritorno; una famiglia ebrea di Verona, i Massarani, che possedevano una villa sul lago Maggiore, usata come nascondiglio, era stata uccisa dalle SS nelle acque del lago, insieme ad un gruppo di altre persone (1); un lontano cugino, Vittorio Basevi era stato invece deportato insieme alla moglie, non ebrea, che aveva insistito per seguire il marito, ignara della sorte che la aspettava.</p>
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Intervista a Umberto Basevi (1)
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